max

la mia terra, la mia gente

CHI SONO

Utente: maximinimum
Nome: max

Categorie

Partecipano

Foto recenti

Vedi altri media

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
lunedì, 30 marzo 2009

La cura Tremonti

"Fiducia e ottimismo per far ripartire i consumi"

È l'Italia del fare, quella della gente operosa, quella produttiva delle piccole e medie imprese ma anche dei grandi progetti infrastrutturali, ai quali si rivolgono i ministri dell'Economia Giulio Tremonti e dello Sviluppo Economico Claudio Scajola. Dopo l'enunciazione dei valori politici e etici da parte di Berlusconi e Fini, tocca ai ministri economici indicare la strada che il Pdl intende percorrere sui temi del mercato e del lavoro.

Entrambi pongono al centro dell'economia l'uomo e condannano l'ideologia del mercatismo spinto, della finanza come dominus rispetto al lavoro e delineano un equilibrio tra pubblico e privato. Ma soprattutto richiamano l'efficacia della speranza e dell'ottimismo per rimettere in moto i consumi e la produzione e indicano un'idea di partito a stretto contatto con la gente. È un'economia etica quella che pongono come stella polare del nuovo Pdl che deve avere «il fare» come fondamenta e come diktat. Non è un caso se su questo concetto la platea applaude con vigore dando il segnale di condividere in pieno.

Tremonti mette subito a tacere le Cassandre della sinistra: «Questa crisi non è la fine del mondo, piuttosto è la fine di un mondo dove si pensava che la ricchezza fosse prodotta per magia, tramite la finanza e non con il lavoro». Prospetta uno stato in cui ci sia equilibrio tra pubblico e privato «fusi nell'idea dell'economia sociale di mercato» e alla platea che lo segue attento, nonostante l'ora tarda e la faticosa giornata fitta di interventi, promette che «il governo farà il possibile per non lasciare indietro nessuno». Ma perché l'uscita dal tunnel sia possibile occorre che ci sia la speranza. Tremonti richiama le parole del presidente americano Obama e ne fa lo slogan del Pdl: «Siamo qui riuniti — dice — perché abbiamo scelto la speranza e non la paura». Non nasconde che «i dati dell'economia siano negativi» ma questo non vuol dire negarsi le aspettative future. Ricorda che l'Europa ha riconosciuto che il governo Berlusconi ha messo in campo una politica economica «prudente e saggia».

Tremonti si rivolge anche alla sinistra a quell'opposizione che «non c'è» e che invece ci dovrebbe essere per la dialettica della democrazia. E distingue un'opposizione «costruttiva con la quale è possibile il confronto» da quella distruttiva che invece «soffia sul fuoco della crisi sperando che il male dell'Italia produca il loro bene». A questi «apprendisti stregoni» Tremonti ricorda che «la paura è pericolosa e non ha mai prodotto niente di buono». Poi sottolinea il valore del federalismo che «serve per unire e non per dividere e per dare a chi ha meno, ovvero al Mezzogiorno». Un mix di economia e valori invece il discorso di Scajola che affronta anche i temi del rapporto tra Stato e Chiesa. Il responsabile dello Sviluppo Economico ha ricordato le grandi opere che sono state realizzate dal governo, dalla centrale a carbone pulito di Civitavecchia all'alta velocità ferroviaria Milano-Roma, al termovalorizzatore di Acerra, e quelle in agenda a cominciare dal Ponte sullo Stretto fino alle centrali nucleari. «Stiamo affrontando una crisi complessa e il primo dovere — ha detto Scajola — è di mantenere le imprese e i posti di lavoro e insieme garantire reddito a chi il lavoro dovesse perderlo».

Ha quindi sottolineato l'importanza di un clima di fiducia affinchè «si continui a investire e consumare». In caso contrario «sarebbe gravissimo deprimere ulteriormente l'economia con più spesa pubblica e più tasse come propone la sinistra in modo irresponsabile». E proprio in questo momento di crisi «lo Stato ha un ruolo fondamentale da svolgere» ma è anche vero che «il mercato va guidato, regolato e stimolato, non soffocato». Scajola pone al centro dell'economia l'uomo «come soggetto di diritti inalienabili» e insiste sul concetto di libertà che «si compie all'interno di una collettività fatta di tradizioni e valori condivisi». Di qui il principio della sussidiarietà «alla base del federalismo».

Parlando del Pdl lo configura come un partito «laico ma non laicista, rispettoso della libertà della Chiesa e attento al suo magistero». Boccia il «relativismo etico» e sottolinea come valore fondante del Pdl, quello delle «libertà civili e economiche che pongono al centro l'uomo». Fa intendere che l'unione con Alleanza nazionale non è storia di questi giorni ma ha origini lontane. Scajola ricorda quando con Altero Matteoli preparò le candidature per le politiche del 2001 «andando in giro per l'Italia a scegliere i candidati migliori nei singoli collegi, quelli più adatti a vincere, non quelli di An o di Forza Italia».

Già allora, sottolinea il ministro, «eravamo una comunità di valori non una somma di partiti». Ricorda anche quando Berlusconi dichiarò che «se avesse votato a Roma avrebbe scelto come sindaco Fini contro Rutelli». Anche quello un altro passo verso l'unità dei due partiti. Scajola traccia infine la strada del dopo-congresso quando «superata la fase costituente si compirà un processo di partecipazione nella quale ci saranno luoghi di confronto e di selezione della classe dirigente».

Discorsi tenuti dai due ministri economici in occasione della fondazione del PDL (il Popolo della Libertà) a Roma il 28/03/2009.

Sta cris nz f'nisc p'mmò. C vò ancor temp e senza sold ... p'nzam a salut !!!

 



postato da: maximinimum alle ore 00:26 | link | commenti (2)
categorie:
sabato, 14 marzo 2009

SCIOPERO !!!!!!!!!!

 


postato da: maximinimum alle ore 14:59 | link | commenti (3)
categorie:
lunedì, 09 marzo 2009

Finalmente Grillo si è deciso ...

Debuttano le liste civiche di Grillo:
"Le nostre idee destinate a vincere"
Il comico genovese presenta a Firenze i dodici punti per il voto amministrativo
«Governo illegittimo di nani e ballerine»
FIRENZE
Dodici punti che «sono l’esatto contrario di quello che sta facendo il Governo», e «che spero ci copino tutti», perché sono «le idee della politica del futuro»: Beppe Grillo ha presentato così la Carta di Firenze, il documento programmatico adottato dalle liste civiche che fanno riferimento al comico genovese.

Fra gli applausi delle oltre 2.000 persone che hanno riempito il Teatro Saschall del capoluogo toscano, Grillo ha attaccato «i partiti che sono andati, non ci sono mai stati, Pdl, Pd meno elle». «Questo esecutivo è un governo illegale, incostituzionale, eletto senza voti di preferenza. Fatto di nani, ballerine, puttanieri e ruffiani». Poi l’agenda politica del movimento, «l’unico vero virus che attraversa questa Italietta che non c’è più. Le nostre idee sono quelle della politica del futuro - ha aggiunto - siamo perdenti oggi e vinceremo fra tre anni, vinceranno le nostre idee».

I punti della Carta prevedono acqua pubblica; impianti di depurazione obbligatori per ogni abitazione non collegabile a un impianto fognario, contributi/finanziamenti comunali per impianti di depurazione privati; espansione del verde urbano; concessioni di licenze edilizie solo per demolizioni e ricostruzioni di edifici civili o per cambi di destinazioni d’uso di aree industriali dismesse; piano di trasporti pubblici non inquinanti e rete di piste ciclabili cittadine; piano di mobilità per i disabili; connettività gratuita per i residenti nel Comune; creazione di punti pubblici di telelavoro; rifiuti zero; sviluppo delle fonti rinnovabili come il fotovoltaico e l’eolico con contributi/finanziamenti comunali; efficienza energetica; favorire le produzioni locali.

«Sono punti di buonsenso, e oggi il buonsenso è rivoluzionario», afferma Grillo, contrapponendo la Carta di Firenze ad un Governo fatto di «70-80enni con la prostata gonfia, nani, ballerine, ruffiani, infiltrati», un Governo che «confonde lo sviluppo con il consumo». La sfida, dice Grillo, sarà comunque difficile: «Non voglio creare troppe speranze, noi siamo un movimento lento, abbiamo i media contro, e possiamo contare solo sulle nostre forze», afferma dal palco, sottolineando però la forza del «popolo della rete», e di proposte «né di destra né di sinistra», in un momento nel quale «i giornali chiudono, le televisioni chiudono, la pubblicità se ne va, e il digitale terrestre è nato morto».

La crisi economica, secondo Grillo, sarà una grande occasione perché il tema dello sviluppo sia ripensato: largo quindi alle fonti d’energia rinnovabili, con piccoli impianti di generazione elettrica, perché «noi non abbiamo bisogno di una centrale nucleare che produca un milione di watt - ha affermato il comico genovese - ma di un milione di cittadini che producano un watt ciascuno». Ma si deve pensare anche ad un nuovo modello di mobilità: «L’automobile è morta», ha detto ancora Grillo, criticando gli incentivi alla rottamazione. Nel mirino del comico genovese anche le politiche dei comuni in tema di edilizia, oltre che il piano di liberalizzazione annunciato dal Governo, esortando i futuri componenti delle liste civiche ad impegnarsi, una volta eletti, nell’opporsi alla cementificazione: «Basterà che uno di voi entri in Comune, e questo giochino glielo stronchiamo sul nascere», ha concluso.
 
Credo che del merito delle proposte evidenziate per le elezioni amministrative si possa discutere. 
Ritengo  che sia positivo il fatto che Grillo abbia finalmente accettato il confronto democratico scegliendo di scendere direttamente in politica. 
Liste civiche e pulite. Iniziano tutti così. E' più facile per mettersi in mostra e poter denigrare gli avversari, anzi L'AVVERSARIO.
 
Però non condivido il modo.  
 
La violenza verbale usata è fine a se stessa. Aizzare le persone, soprattutto i giovani, può essere pericoloso. Infatti, cosa accadrà nel caso in cui i  fan si dovessero accorgere che è tutto un bluff? Io non me lo auguro, però può anche accadere. Ne abbiamo visti tanti di santoni, maghi e imbonitori che poi si sono rivelati peggio di quelli che loro criticavano. Perchè, per esempio, non chiediamo a Grillo quanto ci guadagna con il "Grillismo"? Già, chiederlo a lui è demagogico ... Il fatto è che Grillo si sente "depositario della verità" (in dolce compagnia a cominciare da  Travaglio, altro sanguisuga o "zanguett", passando da "mbà tonin" - l'attuale portavoce parlamentare del gruppo - a tutti gli altri "sinistri" irriducibili che non si rassegnano) da quando "sbeffeggiò" mediaticamente, ed a ragione in quella occasione secondo me, l'allora Kaiser Bettino.
Da allora giurò "vendetta" ...
Comunque, di una cosa sono molto contento. Come dicevo prima, finalmente ha deciso di dare concretezza politica alle sue dichiarazioni di principio ... finalmente ha deciso di "scendere" in campo ... toh ! come il berlusca nel 1994.
Finalmente il movimento si sottopone al "gioco" della democrazia. Vedremo.
 
Però noto una cosa. Sembra quasi che la scelta venga effettuata perchè il circo mediatico messo in piedi da Grillo sta subendo un calo di popolarità. 
Non è che i (giustissimi, oltre che lautissimi) guadagni stiano cominciando a subire gli effetti della crisi ?
 
Ad ogni modo io sono un convinto sostenitore del principio "Voltairiano"  anche nei confronti di Grillo (e dei suoi Grillini): 
 
«Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa (continuare a) dire»
 
Ciao
max


postato da: maximinimum alle ore 00:05 | link | commenti
categorie:
giovedì, 05 marzo 2009

La Crisi ... che casino !!!

Sono sempre più gravi gli effetti della crisi e quello che si prevede è ancora peggio.

Però a guardare bene ci accorgiamo che:

a) l'inflazione è in calo  

b) il prezzo del carburante diminuisce  

c) le bollette saranno meno care 

d) i tassi di interesse in fase discendente con effetti positivi quali, tra gli altri: miglioramento delle casse dello stato per via di minor costo del debito pubblico, oneri finanziari più bassi per le imprese, tassi sui mutui in calo per le famiglie.

Sono tutti elementi positivi che in situazione di mercato "normale" rappresentano punti di forza per una politica economica di espansione. Ma ... non è così. Sono dati  che si inseriscono in un quadro economico internazionale di crisi senza precedenti:

1) borse in picchiata

2) recessione economica galoppante

3) imprese in chiusura

4) licenziamenti a catena

Il mondo economico-finanziario è in caduta libera ...

Allora cerchiamo di capirci qualcosa.

Dunque,  io credo di non sbagliarmi dicendo che la crisi avvantaggia chi lavora senza timore di perdere il posto. A  parità di reddito, infatti, vedrà, per effetto dei cali generalizzati ,  un incremento del suo potere  reale  di acquisto.

Il vero problema investe chi il lavoro lo perderà ... I NUOVI DISOCCUPATI che perderanno il posto per effetto della chiusura delle attivita' imprenditoriali datrici di lavoro. I dipendenti pubblici a tempo indeterminato, per esempio, si  avvantaggeranno.  Gli operai della fiat ( o indotto) no. I dipendenti di piccole e medie imprese ancora meno. Infatti i primi potranno usufruire della Cassa Integrazione Guadagni (CIG), mentre per i secondi sarà dura, anzi durissima.

Allora basterà aiutare questi ultimi e il gioco è fatto ... Purtroppo non è così semplice. Perchè? Perchè l'Italia ha un debito pubblico enorme che per effetto della crisi tende ad aumentare (minori attivita>minori entrate nelle casse dello stato > maggior deficit per via di spese non tagliate). Siamo in un vicolo cieco. Tutte le categorie economiche del paese chiedono aiuto: le imprese per non chiudere e mantenere il livello occupazionale, i dipendenti precari e disoccupati per sopravvivere in un contesto privo di prospettive di ripresa a breve.

Come se ne esce? Qua se si accontenta uno si scontenta l'altro, ma sia gli uni che gli altri sono necessari per la ripresa: senza le imprese non si crea ricchezza e lavoro, senza lavoro non si crea la ridistribuzione del reddito che alimenta i consumi ed il risparmio che rappresentano le basi dell'economia di mercato.

Già è un casotto...

In questi casi bisogna scegliere. La politica serve a questo.  La coperta è corta (veramente lo è da molti anni ormai, visto che i tempi delle vacche grasse è finito).

Allora:

a) aiuto alle banche?  penso di sì per ovvi motivi !

b) aiuto alle imprese?  ovviamente sì !

c) aiuto alle famiglie ? certo che sì !

Ma le coperture per tutti ci sono? La risposta è scontata: no!!!

Il fatto è che per rispondere nel merito bisognerebbe almeno sapere a quanto ammontano le necessità. Qua stiamo di fronte ad un  pozzo senza fondo. Ogni giorno ne esce una nuova ... 

E poi vale la pena difendere le imprese senza prospettive pur di mantenere i posti di lavoro? O è meglio sostenere direttamente il lavoratore facendo chiudere le imprese che non hanno futuro?

Io dico che è meglio difendere il lavoratore anzichè l'impresa destinata a chiudere. Aiutare surrettiziamente significa spendere due volte: una subito e l'altra successivamente.

Franceschini PD ha avanzato l'idea di aiutare chi in questa crisi perderà il lavoro (precari, licenziati) e non godranno della copertura della CIG (prevista solo per i dipendenti delle grandi aziende). Credo che il Governo debba prendere la proposta in seria considerazione: valutare, prima di dire no pregiudizialmente, l'effettivo costo e la reperibilità delle adeguate coperture. Deve entrare nel merito e, se risulta fattibile, darne attuazione dimostrando che viene prima l'interesse degli italiani e poi quello di "bottega politica".

Lo ritengo giusto per un fatto di equità sociale. Se sforzo dobbiamo fare questo  è quello giusto. Ne vale sicuramente la pena. La legge del mercato " profitto, profitto, profitto" deve avere un limite.

Creare ricchezza va bene, redistribuirla con meccanismi di equità sociale è un must !!!

Ciao max

 


postato da: maximinimum alle ore 22:28 | link | commenti (1)
categorie: